Ugo Colla. Poesie sparse nel tempo (e nuove poesie) di Giuditta Castelli

Non c’è poesia se non c’è cuore, e non c’è poesia se le parole non si liberano della corazza dell’immanenza del “qui e ora”, dell’“io e della mia storia”, per librarsi e colpire le memorie, le speranze, le emozioni del lettore. Il poeta Ugo Colla parte da situazioni, immagini, memorie, sentimenti, ideali, scorci di vita passata e presente che hanno animato e animano la sua esistenza da circa cinquant’anni, ma permette al lettore voli pindarici: nei suoi testi ognuno può ritrovare scorci della propria vita. “Voglio essere letto e capito dal maggior numero di persone.” Versi in equilibrio, ricerca di immagini, una scrittura bella, limpida, trasparente, racchiusa entro cornici — le strutture dei testi — che permettono al lettore di osservare lo sfondo, dove perdersi e ritrovarsi. Il poeta è anche un filosofo, e in Colla ciò non si ritrova tanto nell’Inquietantismo, a lui caro, quanto nelle illuminazioni di una strofa o di un verso che racchiude il senso profondo di ogni trama poetica o canzone. Segue uno stralcio di alcune “illuminazioni”, con l’intento di farle nostre e, allo stesso tempo, di invitare alla lettura dell’intero libro, che raccoglie 26 poesie, con prefazione di Silvia Denti, edito nella Collana Trasversalia – Edizioni Divina Follia. “[…] feci in tempo a dar sfogo ai vent’anni./ (… ma avevo un insolito profumo sul palmo della mano…).” Villa Duchessa di Galliera, p. 12. Odori, sensazioni belle o brutte, curiosità, paure: propri degli adolescenti di ogni epoca, che si aprono al mondo. La temporaneità di “la mite / apparenza […] e il sesso è solo morfina”. “Ma vale sempre la pena / d’una sera a settembre / quando l’aria è tiepida e dolce / e si ha sempre qualcosa di nuovo / per colmare i minuti / così frettolosi, così ingannatori.” Il poeta Ugo Colla è un uomo di pace, un uomo dai grandi ideali da sempre minacciati. Sul fondo pagina (1985, p. 16). In questo tempo che scorre, anche i morti (gli eroi) rivivranno in noi: “Siamo i vostri figli.” “Verranno / brezze primaverili a carezzarvi, / freschezze di ruscelli per ridarvi / gocce di vita…” Ma voi, uomini ciechi che preferite la notte, non li riconoscerete. Eppure essi rivivranno. Anche nella dedica a Carolina Kostner (2011, p. 24), si trovano nel volo della “farfalla azzurra” gli ideali di Colla: “Cuore italiano”, “Grandezza… guerriera”, e “quella sua lacrima”, la sensibilità sempre pronta a emergere anche nell’animo della combattente. Carolina Kostner non rappresenta solo il mondo giovanile e sportivo, ma è simbolo di una donna coraggiosa, forte e, allo stesso tempo, sensibile e dolce. Solo un uomo innamorato della sua compagna di vita, Gabriella, e di sua figlia Valeria, può cogliere il vero valore dell’universo femminile. La raccolta di Colla si chiude con una poesia di estrema bellezza e delicatezza: “[…] E tu prendevi sul tuo viso il rosa della sera, / il colore di un tenero fiore che mai mi stanco di cogliere, / amare, coltivare…”
La poesia è transfert, altrimenti è solo un bel racconto o un gioco di parole in versi. Bello, sì, ma resta dell’autore che lo ha concepito.
Questa è poesia.
“Ricorderai l’adolescenza come il periodo dalle emozioni più intense e dalle esperienze più vere. Un adolescente si butta con ogni cellula in quel che fa, se non altro perché è la prima volta.” (Stephen Littleword)
Il giovane Colla esprime un animo angosciato dinanzi alla presa di coscienza della provvisorietà degli eventi piacevoli? No.
Non è un lasciarsi andare all’inquietudine, ma un appropriarsi di una nuova consapevolezza, più matura, che dà la carica, un nuovo dinamismo:
(Una sera a settembre, 1982, p. 13)
Pace, libertà, giustizia, uguaglianza: grandi valori minacciati “dai giganti di carta”, ma non annientati negli animi umani. Rimangono in soffitta (Un nuovo tramonto, 1983, pp. 14-15), pronti a risorgere, tra oggetti abbandonati, a nuova luce.
“Vivo…”: la parola, tutto un progetto intenzionale, potrebbe farsi verso a sé, seppur “sul fondo pagina”. Si può temere lo spazio e vivere lontani dalla ribalta, dove il “male vaga”, ma vivere comunque.
Bella ciao è il canto patriottico di Colla (Nel sol d’aprile, 1994, p. 22).
È una sferzata di vita e di fiducia in un tempo in cui gli ideali torneranno a rifiorire, come “freschi ruscelli”:
(O voi che camminate nelle notti, p. 23)
È allora che il “Cuore italiano” si inonda coralmente di emozioni positive.
Un ideale femminile che Colla ripropone in tutti i versi dedicati alla donna islamica, alla donna violentata, e alla loro liberazione.
L’ideale di Donna che più gli appartiene è quello della compagna, della figlia amata pronta a spiccare il volo, delle donne amate.
Uomini, amate le donne e rispettatele: questo è il suo manifesto, il suo inno alla libertà come valore universale.
Umana è la nostalgia quando la piccola Valeria diventa adulta. Ma la consapevolezza che la donna ha diritto alla propria realizzazione dà sollievo, dirama la nostalgia e la trasforma in immagini di memoria dolci e durature.
“Quel sorriso” è una dichiarazione d’amore autentica:
(2024, p. 44)
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