Giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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di Giuditta Castelli 


Il 20 novembre si celebra la Giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Si celebra, per ricordare i principi contenuti nella Convenzione del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991, con la quale ogni stato si assume l’impegno di proteggere i minori:  non discriminazione, superiore interesse, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo e all’ascolto delle loro opinioni.

Si celebra. Intanto i bambini continuano a morire in mare, sotto le bombe, a causa delle guerre, dei conflitti fra clan o sotto gli artigli della povertà, delle discriminazioni e delle ingiustizie.

Bambini soldato, bambini soffocati nelle fabbriche di palloni, e schiavizzati nelle industrie dei tappeti: bambini schiavi delle grandi Multinazionali.

Bambini venduti dai genitori per fame, o vittime dell’assenza di genitori assenti, ma  anche i bambini troppo viziati vittime di una società opulenta che tutto dà ma tutto toglie ben che meno te lo aspetti.

Sono i bambini privi di affetto.

Sono i bambini già adulti dei sobborghi del traffico di droga e del contrabbando. Sono le vittime della pedofilia, del mercato del sesso. Sono le vittime del traffico degli organi.  Sono gli innocenti, dai mille colori, che continuano a morire, a soffrire a causa dell’ipocrisia e delle false promesse.

Esiste un Diritto Internazionale a tutela dei minori che, se rispettato dovrebbe far cessare tutte le guerre ma la strage degli innocenti continua da allora, prima d’allora ed ancora oggi.

Nel rapporto 2017 del  Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia si  sottolinea che le parti in conflitto in Africa e in Medio oriente  hanno palesemente ignorato le leggi internazionali per la protezione dei più bambini.  In Afghanistan  sono stati uccisi circa 700 bambini nei primi 9 mesi dell'anno, mentre nel nord est della Nigeria e in Camerun, Boko Haram ha costretto almeno 135 minori ad agire in attacchi bomba suicidi, un numero 5 volte più elevato rispetto al 2016. In Iraq e in Siria, i bimbi sono stati usati come scudi umani. In Myanmar i bambini rohingya hanno sofferto e assistito a terribili e diffuse violenze,  mentre i minori nelle aree di confine negli stati di Kachin, Shan e Kayin continuano a patire le conseguenze delle tensioni in corso tra le Forze Armate del Myanmar e i gruppi armati delle diverse etnie. In Yemen, secondo dati verificati, dopo circa 1000 giorni di combattimenti, almeno 5000 bambini sono morti o sono stati feriti, ma il numero reale potrebbe essere molto più alto. Oltre 11 milioni di bimbi hanno bisogno di assistenza umanitaria. Degli 1,8 milioni di minori che soffrono di malnutrizione, 385'000 sono malnutriti gravemente e rischiano di morire se non riceveranno urgentemente cure.

Secondo le più recenti stime dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro -contenute in "A future without child labour", il Rapporto Globale elaborato sull’applicazione della Dichiarazione dei principi fondamentali e dei diritti del lavoro - nel mondo ci sono circa 246 milioni di minori sfruttati: essi si concentrano per lo più in Asia (il 60%), Africa (il 29%) e America Latina (l’8%), ma bambini lavoratori si trovano anche nei paesi ad economia in via di transizione e in quelli industrializzati (in entrambi i casi si tratta dell’1%).

Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in una dichiarazione su Vita.it denuncia che anche in Italia arrivano i prodotti ottenuti dallo sfruttamento del lavoro dei 108 milioni di bambini, dal riso del Vietnam all’aglio argentino fino alle rose africane. Stando alle cifre di Save the Children i minori costretti a lavorare nel mondo sono circa 168 milioni tra cui 120 milioni in una fascia d’età tra i 4 e 15 anni. Un fenomeno che non salva l’Italia che registra il più alto tasso di dispersione scolastica in Europa (18,2%). Dalla ricerca Game Over di Save the Children Italia è emerso che il 7% dei minori di 15 anni lavora facendo spesso orari continuati o notturni (circa 28000). I settori principali sono la ristorazione (43%), l’artigianato (20%) e l’agricoltura (20%). Nessuna regione italiana, comprese le più evolute, secondo l’ISTAT è esente dallo sfruttamento dei minori da parte di  piccoli imprenditori senza scrupoli: Sud e isole 30%, Centro 28%, Nord Ovest 15%, Nord Est 27%.  Save the Children nel  rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2018”, pubblica una fotografia aggiornata della tratta e dello sfruttamento dei minori in Italia. Dalla frontiera di Ventimiglia, emerge il fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs per attraversare il confine o per reperire cibo o un posto dove dormire. A Roma nel primo trimestre 2018, gli operatori del centro sono entrati in contatto con 137 minori eritrei - tra cui anche ragazze e minori tra i 12 e i 15 anni di età -, oltre 4 volte in più rispetto allo stesso periodo del 2017 (circa 30 minori). Un’analisi incompleta e sulla quale ci ripromettiamo di tornare.